Tre generazioni, la stessa vista sul lago
Trattoria Bellini non è nata come un progetto: è nata come la cucina di una casa che, un giorno, ha deciso di tenere la porta aperta anche agli sconosciuti. È rimasta, da allora, la cucina di una famiglia.
Le origini, sul molo dei pescatori
Nel 1962 Concetta Bellini aveva ventitré anni e una cucina a legna ereditata da sua madre. Il marito lavorava sulle barche che portavano il pesce ai paesi della sponda opposta, e Concetta cominciò a preparare da mangiare per gli uomini che, tornando la sera, non avevano voglia di tornare a casa a cucinare. Da lì, in pochi mesi, nacque una piccola sala con quattro tavoli: il primo nucleo di Trattoria Bellini.
Il nome del locale non fu mai una scelta di marketing: Bellini era, ed è ancora, il cognome della famiglia che tiene le chiavi della porta.
Le tappe della nostra storia
1962
Concetta apre la porta sul lungolago
Una piccola sala con quattro tavoli e una cucina a legna: Concetta Bellini, ventitré anni, comincia a servire i piatti imparati da sua madre a chi lavorava sulle barche da pesca.
1975
Renato scava la cantina nella roccia
Suo marito Renato scopre, sotto la sala, un cunicolo del Seicento usato un tempo come deposito. Lo scava, lo rinforza e lo trasforma nella prima cantina della trattoria, comprando lo stesso anno il Barolo che oggi è la bottiglia più antica della casa.
1988
La seconda generazione allarga la sala
I figli di Concetta e Renato aprono la Sala Camino, per accogliere le famiglie e i gruppi che nel frattempo avevano reso la trattoria un punto di riferimento del lungolago.
2006
La cantina diventa parte dell'esperienza
La cantina, fino ad allora riservata alla famiglia, viene aperta agli ospiti: nasce la visita guidata prima di cena, ancora oggi inclusa senza alcun costo aggiuntivo.
Oggi
Marco Bellini, terza generazione
Il nipote di Concetta guida la cucina mantenendo intatte le ricette originali, e le aggiorna con gli ingredienti di stagione che il lago e l'entroterra offrono ogni settimana.

Un quaderno di famiglia, ancora leggibile
Il tiramisù che serviamo oggi è scritto, ancora oggi, sulla stessa pagina ingiallita del quaderno di Concetta: stesse dosi, stesso caffè della torrefazione di paese. Lo stesso vale per il carpione del persico, per il brodo di castagne degli agnolotti, per il pane che accompagna la cena. Abbiamo cambiato i fornitori quando serviva, mai le proporzioni.
Nessuna lista, solo nomi da ricordare
In sessant'anni non abbiamo mai avuto un maître con una lista in mano: chi arriva viene accolto da uno dei Bellini, che conosce spesso già il nome, l'occasione e il tavolo preferito. È un'ospitalità che non si insegna in una scuola di sala: si tramanda, come le ricette.
Una cantina che continua a crescere
Le volte scavate da Renato nel 1975 custodiscono oggi oltre duecento etichette, molte scritte ancora a mano dai produttori stessi. Ogni anno la famiglia aggiunge qualche bottiglia nuova, ma non toglie mai le più vecchie: restano lì, testimoni, anche quando non sono più in vendita, solo da raccontare durante la visita che precede la cena.

Restare piccoli, restare veri
Non abbiamo mai voluto aprire una seconda sede. Trattoria Bellini resta un unico luogo, con un'unica cucina e un'unica famiglia a portarla avanti: crediamo che l'ospitalità autentica non si possa moltiplicare, solo curare, un tavolo alla volta.